Uno scampolo di pomeriggio in ufficio.
Venerdì pomeriggio ore 17.53: alienata dentro le mie cuffie isolanti (tipo 3M ma con diffusione musicale shuffle from itunes), aspiro ad alzarmi al più presto da questa poltrona da ufficio (braccioli duri e non posso incrociare le gambe sotto la scrivania sentendomi a casa). Il mio sguardo vacuo, rivolto spesso verso le altre persone. Spesso verso il monitor, dove mi concentro a scrivere una paginetta del mio blog. Rimpianti: quando il mio era un blog davvero scritto in lingua italiana. Quando ero una ragazza dall’incontenibile sarcastica fantasia. Razionalità:(la parte in minoranza assoluta del mio cervello) sono passati quasi due anni. Ormai sei diventata adulta. Il tuo cervello vaneggia e al massimo si chiede se sia il caso di farsi inseminare, affinché l’assistenza durante la vecchiaia venga svolta a prezzi di costo. La risposta rimane comunque: No, col cazzo che vi regalo un altro disgraziato da far sentire una merda frustrata in un paese da disprezzare come questo.
Ottundimento: nella più assurda delle teorie tra mezzora, quarantacinque minuti dovrei alzare il culo dal mio inutile lavoro, andare a bere un aperitivo, quindi mangiare sushi con ex colleghi di lavoro con cui mi sento molto raramente. lo shuffle mette una pacificante canzone di natale. Lo devo riportare sul blog. La sostituisco con i Clash. mejo… se penso che c’è gente che ancora si ostina a credere in Dio e a credere che abbia avuto un figlio, per gemmazione, o forse per partenogenesi? (processo che, credo, abbia comunque bisogno di un UOVO, anche se non fecondato; il che rende evidente che DIO, qualora esistesse, sarebbe comunque di sesso femminile e anche dedita all’autoerotismo)… che ogni anno idolatriamo, mettendo insopportabili decorazioni alle finestre (il babbonatale impiccato o le palline intermittenti bastano a saturare la mia gioia di vivere?).
Dissimulazione: continuo a fare finta di essere impegnata, pur non avendo niente da fare, il che dovrebbe chetare, credo, le occhiatacce di chi mi ha già etichettato come ritardataria. La noia è il peggiore dei mali se non puoi gestirla come preferisci.
