Female/face oddity.

Strade come arterie esangui percorse dall’ultimo coagulo denso e pulsante in un mondo definitivamente in metastasi.
Padre e figlio, di fronte all’inevitabile devastazione planetaria, in costante migrazione verso il grado zero della vita: il mare, dove tutto è cominciato.
Ho amato questo libro che mi ha, per pochi e utilissimi minuti, devastato il cuore. Finito di leggere dentro l’autobus che mi portava a casa per le vacanze di natale, durante l’ultimo tratto della superstrada Civitanova Marche/Macerata. Ho dovuto piangere per tollerare la pressione di un miraggio che vedo molto vicino. Un miraggio distopico.
Un linguaggio scarnificato dove narrazione e dialogo si fondono e entrano a far parte di te. Diventano la tua preghiera per un mondo migliore, ogni singolo giorno.
Di buoni ce ne sono anche altri. L’hai detto tu.
Sí.
E allora dove sono?
Stanno nascosti.
Da chi si nascondono?
Gli uni dagli altri.
E ce ne sono tanti?
Non lo sappiamo.
Però qualcuno ce n’è.
Qualcuno. Sí.
È vero?
Sí che è vero.
Però potrebbe anche non essere vero.
Penso che sia vero.
Ok.
Tu non mi credi.
Si che ti credo.
Ok.
Ti credo sempre.
Non mi pare proprio.
Sí invece. Ti devo credere per forza.
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Non si può non leggere.