Ore 11.33, news dal mondo di Flaccy
Ho passato circa due ore seduta sul letto a fare i conti di condominio e riscaldamento degli ultimi 8 anni; scruto all’orizzonte una pallida speranza di comprendere quanto e dove e come siano stati spesi circa 10mila euro in otto anni e non trovarmi a disagio alla resa dei conti, il giorno in cui, davanti ad uno squalo amministrante, il mio cervello si spegnerà in un blackout, con tanto di vandali a scassinare le vetrine neuroniche dove sono esposti gli esili sogni della sottoscritta.
Sono sommersa da buste dell’immondizia gonfie di vestiti, cartacce, elementi inutili ma indispensabili per la costruzione della mia identità a cui ho davvero difficoltà a rinunziare, prime fra tutti le due poltrone Zanotta di legno e tela, ereditate, o sarebbe meglio dire sottratte, alla casa madre. Non me ne separerò tanto facilmente, per una questione di orgoglio, voglio difenderle da chi le ha definite “brutte e scomode poltroncine che non servono a un cazzo”, dimostrando così di non capire assolutamente nulla di arredo, design, made in italy, etc. Mi consolo, la stessa persona ha definito insignificante il Savoy di Aalto, decapitando così ogni speranza deposta in lui, almeno in fatto di arredamento.
Sono inoltre colta a tratti da una forte depressione generata dalla sempre più imminente separazione da Milo Roberto Glauco, il cangattino dandy, cuginetto gaio del taurino e snob Gattucci Mr. Grizzom ed ora padre putativo del piccolo Bruno, il nuovo arrivato nella colonia felina di Flaccy e co. Ho un debole per lui dal giorno in cui, sporco come una carogna al sole, entrò in questa casa (ormai quasi ex casa), malato, rachitico e goffo. Mi si addormentò in braccio, sopra il divano, poi come niente fosse contagiò con i suoi mille malanni il robusto Mr. Grizzom che per poco non morì, probabilmente di febbre tifoidea… o simili. Io amo Milo Roberto Glauco, graziosa soubrette in pelliccia dall’incontaminato affetto e ho addirittura pensato di rapirlo e fuggire via con lui. Ora, mi appello ai suoi padroncini, che me lo portino ogni tanto a casa, perché lui rimarrà solo soletto e non potrà più fare le piroette svenevoli per prendersi i grattini sulla pancia, durante il giorno, o leccare il culo a Bruno, abbracciandolo come una zia cicciona, o pomiciare con Mister Grizzom, memore degli antichi amplessi omosessuali, prima di una necessaria castrazione. Se avete a cuore la sua salute mentale, portatelo a casa mia, prima di uscire per andare in ufficio, noi ci prenderemo cura di lui.
Con questo accorato appello, mi defilo e me ne vado a correre almeno 5km.
