inicio mail me! sindicaci;ón

Archive for marzo, 2009

Volpe bruna non avrai il mio scalpo.

“Evviva!!” Ore 18.44, fuori è ancora pieno giorno. Nuvole e pioggia a parte. Cosa si può voler di più dall’ultima domenica di questo marzo irascibile e voltagabbana? Si potrebbe volere per esempio di non dover soggiornare gobba su di una sedia davanti a un computer. A lavorare. Si potrebbe volere una vita qualsiasi dove non esistano facebook e msn ma faccia e eloquio; no blogs ma diari segreti dove confessare alla pagina i propri incredibili segreti. Si potrebbe voler avere della terra dove veder la natura cambiare rapidamente da un giorno all’altro. Ma noi si ha questo… un lavoro cocopro, un futuro nebuloso, un presidente del consiglio di statura napoleonica e caratura mussolinica in un paese di ombre stanche.
Da una settimana ho circa 32 anni e rifletto: la mia generazione, è completamente oppressa tra genitori monolitici onnipresenti e un futuro inimmaginabile? I cambiamenti non si respirano, non si odorano. Tutto rimane terribilmente immutato. diventeremo vecchi senza aver lasciato traccia? Qualcuno scriverà di noi come esseri senza scelta? Non possiamo cambiare proprio niente, noi sfacciati trentenni?
Voglio lasciare questo posto, è così pallido e grigio, io amo i colori per dio. E li voglio tutti in un comodo astuccio da portare sempre con me. Voglio tingermi la faccia come un guerriero? Che sia giunta l’ora di alzare la testa e disotterrare l’ascia di guerra? Non è possibile poltrire quotidianamente in questo limbo, piuttosto scomodo, ma non troppo, in cui la lobotomia spadroneggia. Io voglio qualcosa di più.

Strani incontri al Pigneto.

Ieri sera, dopo un lungo aperitivo al vini e oli di via del Pigneto Con A e M, leggermente brilli e ottenebrati dai fumi del fumo, siamo andati a cercare un posto in cui desinare con tranquillità. Di mercoledì, alle 23.00, si mangia con difficoltà. Eppure, dopo aver provato ad imbucarci all’etiopico seminterrato, dove, ci è stato detto non si poteva più mangiare, mi sono ricordata di una pizzeria/trattoria su via Macerata dove, ai tempi d’oro, di solito, mi facevo fare la pizza da asporto. La pizzeria è ancora lì, nonostante abbiano leggermente ammodernato il locale, senza salvare però il bellissimo frigorifero industriale anni 60 color latte, dai maniglioni bombati e lucenti. Mentre mangiavamo la nostra pizza margherita, entrano in sala 4 persone d’altri tempi. Riconosco immediatamente l’attore Roberto Herlitzka. lo guardo mangiare. Così come guardo la donna che gli sta di fronte, una signora attempata dai riccioli turchini e dal lungo collo ornato da una collana di pietre. Un’ immagine che cozza fragorosamente con l’idea che noi comuni mortali abbiamo degli uomini e delle donne famose. Un’idea distorta, malata e deviata dalla vista di tanta umanità, intellettualmente castrata, alla ricerca dei 15 minuti di notorietà di cui solo la TV può farsi artefice e carnefice.
Questa invece è una scena serena. Un famoso attore di teatro e cinema che mangia con 3 amici in una vecchia trattoria semivuota del pigneto. Compostamente.
Un sentito grazie.

Ore 17.12, le gambe pesanti sono il risultato di una vita sedentaria?

Ho scelto una posizione strategica in questo ufficio: spalle al muro, ultima fila, perfetto controllo delle attività altrui; da qui posso controllare perfettamente tutto ciò che accade intorno a me, ed evitare quelle visite a sopresa o agguati alle spalle che, durante i tempi bui della mia vita lavorativa, mi turbavano. Sto cercando di fa scorrere il tempo, dopo l’ora ics me ne andrò a comperare trombette e cappellini da regalare a quei gagliardi giovinii che si abbasseranno a venire alla mia festa di compleanno.
Sono giorni che mi struggo per capire se ha senso o no festeggiare l’inesorabile invecchiamento e l’impetuoso tormento della mia anima in relazione al tempo che scorre. Solo ora comprendo intimamente quel manager di una nota compagnia telefonica che mi intimò di togliere la sabbia dalla clessidra adducendo come motivazione lo stato di ansia che creava al cliente. Tutti quei giovani precari travestiti da agenti immobiliari e simili che guardavano la brochure, interessati a scegliere una tariffa per navigare con il molecolare, alla vista della sabbia arancione dentro la minuscola icona, avranno sicuramente pensato alla loro inutile vita che passa senza lasciare segno alcuno. Non vorremmo mai destare le vostre ansie recondite, branco di sfigati senza futuro!
Appunto, tutte le sere, dopo una rilassante sigaretta truccata, mi prende l’impeto di annullare la festa. Una festa del cazzo per una quindicina di disperati che avranno l’onore di passare un allegra serata in compagnia di miss Paranoia. OHH i miei primi 32 anni. I furbi hanno giustamente declinato l’invito. Scelto di passare i loro week end fuori porta, con i loro giovani amanti virili, a farsi trivellare amorevolmente, piuttosto che trangugiare alcol entrylevel e cibo del discount, evitando così il contagio della tristezza della festeggiata, ormai sempre più convinta del rovinoso stato in cui versa la sua vita.
Nei rari momenti di lucidità commossa non posso che pensare di evitare ai miei rari e laconici amici questo genere di strazio, invitarli magari in un luogo In, in cui tutti possano bere un cocktail alla mia salute e sgattaiolare via. Ma ormai ho fatto la spesa, sono già andata al discount… non posso più tornare indietro, a meno che non accetti di mangiare tartine e formaggio per le prossime settimane.

Next entries »