Un pomeriggio innocuo fa a cazzotti col blando raggio solare.
Nei giorni in cui non riesco a produrre un cazzo, che, nel mio caso, sono praticamente la stragrande maggioranza dei giorni dell’anno, mi sento come persa in una specie di terra di mezzo. Sarà forse il formicolio delle gambe anchilosate mixato con il pigiama che ancora non mi sono tolta, questa luce quasi crepuscolare privata della forza e della gioia di vivere, sarà il silenzio innocente del primo pomeriggio, deputato un tempo alla pennichella. Saranno questi incisi fastidiosi della figlia della vicina adolescente, dalla voce altalenante come la trombetta di hollywood party.
Fatto sta che la stragrande maggioranza delle mie giornate trascorrono patetiche e placide, mentre dentro di me si scatena la tempesta perfetta: intollerabile ansia di fare di una ragazza a cui un sagace chirurgo ha amputato mani e piedi. E spontaneaente sorge la domanda, della dolce moncherina: perché lei non prova a dipingere con la bocca?
