inicio mail me! sindicaci;ón

Archive for ottobre, 2008

Le 12.30 dell’art director self employed.

La fine.
La fine di un’onorata carriera di pessima qualità è arrivata di sabato pomeriggio, dopo un veloce scambio di mail. Tutto tanto meravigliosamente fast e ipocritamente poco furious. Da quel dì non metto piede nel mio vecchio ufficio, o meglio, dalla mezzanotte meno dieci del giorno prima, quando, colta da raptus kamikaze, ho inviato una mail tra il polemico e il delirante a tutti quelli dell’agenzia (e a quanto pare anche ad altri figuri esterni).
Non ho rimuginato molto sui fatti. Non ce n’è bisogno. C’è chi pensa che io abbia nella pancia un enorme grumo di rancore, che invece si è sciolto lunedi mattina scorso scorso, quando mi sono resa conto della bellezza e della gioia che mi da la libertà.
Quando parlo di libertà parlo essenzialmente di libertà di espressione.
Un art director, un designer, un illustratore, non può vivere autocastrandosi. Maciullarsi i testicoli è bello solo per chi è masochista. Un art director, un designer, un illustratore, sa che deve scendere a compromessi, ma sa anche che non è il braccio armato di muose del cliente.
Da oggi io spero di non esserlo più.
Preferisco morire di fame. Col sorriso in faccia.

E qualche chilo in meno, forse?.

20.52 la fine sta arrivando.

Poche parole mi escono dal cervello e si ricongiungono sulla punta delle dita a scribacchiare pensieri disorganizzati. La prima è una corposa bestemmia, in attesa delle modifiche di una delle più brutte brochure della storia del graphic design da quattro soldi. Dedicata a una stronza dalle idee torbide come il fondo limaccioso del Tevere che, mancando completamente di gusto e sopra a tutto di competenze grafiche, come tanti, troppi clienti, pensa di avere il verbo sulla punta della lingua. Io ti odio. Cliente dell’agenzia in cui io lavoro. Ti odio dal profondo dell’anima. Odio te e odio la scarsa forza di volontà di chi potrebbe ruttarti in faccia e indirizzarti alla più vicina ed economica tipografia.
Io questo lavoro non lo voglio fare più. Mi è arrivato il latte delle ginocchia fin sopra le orbite e sta fuoriuscendo a spruzzo come una grassa e fiottosa sborrata. Piango sperma per colpa tua.
Cara Cliente, è venerdi sera ed è giustificato che io (e gli altri 3 stronzi che stanno qui dentro ancora adesso) dopo 12 ore che sto col culo piantato su una seggiolina abbia voglia di andare a casa a farmi un cesto di cazzi miei, a scopare a mangiare e a pettinare i ciuffi di pelo pubico. Ora vai a fanculo, cliente decerebrata, ti faccio queste porcoddio di modifiche. Tu devi morire.

PP. Pausa pranzo.

Sono in pausa pranzo da circa 29 minuti. Siccome ho abbandonato le velleità autoriali di scrittrice in erba, così come quelle di illustraigner, posso finalmente scrivere delle cazzate senza sentirmi in colpa con me stessa. Fondamentelmente sono cosciente che queste stronzate che scrivo le legge si e no uno stronzo alla settimana; la maggiorparte capita qui per sbaglio, pensando che sia un blog pruriginoso in cui un’adolescente turgida e umida confessa tutti i suoi eccezionali sogni erotici al primo che passa, mette le sue foto in mutandine a righe o a cuoricini multicolore e calzettoni sportivi, glittera il proprio addome prima di andare in discoteca, chi invece ci viene di proposito è perché trova questo link sul mio flickr e pensa di trovare magari qualche disegno o qualche foto di me in parrucca che mi strappo i peli dall’inguine. Tutto questo è meraviglioso. Effettivamente avrei dovuto impostare questa cazzata di blog proprio così, sarei diventata, passando nei pertugi giusti, come quella troietta di 100 colpi di spazzola.
Anzi, non è detto che da oggi in poi non lo faccia.
Lo faccio?

Si lo faccio. Devo solo togliere il mio curriculum vitae scherzoso, trovare qualche foto di adolescente filantropa e scrivere i mille inconfessabili segreti umidissimi che sono chiusi da almeno 5 mandate di chiave,dentro la mia becera testa di cazzo.
Ora, giunto il panino, vado a sfamarmi.