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Archive for luglio, 2008

Viva l’Italia.

10.55. Da domani l’esercito presidierà chiese, moschee e sinagoghe e, a braccetto con carabinieri e polizia, perlustrerà le strade delle grandi città italiane. Immigrazione e sicurezza ormai emergenze nazionali.
A me sembra l’anticamera di un regime militare.
Ma siamo a fine luglio, l’italiano medio ha piuttosto la testa impegnata a pensare alle ferie che non può più godersi come un tempo. Perché non ha soldi manco per piangere. Intanto sotto casa mia le automobili posteggiate, la sera, sono un preciso indicatore di quanto la capitale sia attualmente popolata.

Ore 16.12, la resa dei peli pubici.

Mentre C. cerca disperatamente di strapparsi dei peli pubici per porgermeli come regalo pomeridiano, la mia persona cade sempre più nello sconforto del venerdi pomeriggio.
Mi aspetta una bella serata seduta su un treno interregionale, per raggiungere il borgo natio selvaggio. Agosto sempre più vicino mi ha appena comunicato via skype che sarà solo di passaggio e che quindi se credo di riposarmi, sono solo una sciocca. Gli ho risposto che, in fondo, del riposo non me ne faccio un fico secco, se non decido cosa cazzo devo fare della mia vita.
Ieri sera sono stata al cinema a vedere IL CAVALIERE OSCURO. Uno dei film più noiosi della storia del cinema. A casa se ne stavano, solitari, ad attendermi, dei pezzetti di pollo semicotti al limone e miele e delle cipolline in agrodolce, che con amore, mi ero prodigata a cucinare. (Sensazionale novità a casa Marchionni). Il dover abbandonare i fornelli per un film tediante mi ha gettato completamente nel caos emotivo. Sono riuscita a mangiare quelle leccornie solo oggi. Un vero pranzo riscaldato, insomma. Ma stamane, raccogliendo nella pietanziera quei cibi profumati, ho deciso che innaugurerò una rubrica per i miei numerosi lettori: si intitolerà “cucina novella 2000″ o 2000 novella cuisine. Boh non so, per il titolo ho ancora un uicchend di tempo. Ma ho già fatto alcuni scatti orribili col telefonetto.
Il progetto di cambiare casa, si sta allontanando come nella savana si allontanano le gazzelle verso l’orizzonte. Non ho la forza fisica e lo sprint mentale per pensare di cambiare la mia vita in una città in cui ho, forse, esaurito le risorse per vivere tranquillamente. Allo stesso tempo non ho alcuna intenzione di tornare definitivamente al borgo natio.
Ma basta, sono le 16.24, ritorno a fare finta di lavorare… finchè dura.

Scrivo un articolo.

Sono a lavoro, e come si deduce dal fatto che sto scrivendo cose insignificanti, la voglia di lavorare è pari allo zero. Sono le 17.15, sono seduta da sette ore e il condizionatore mi spara in faccia della fresca aria consumata, dandomi secchezza delle fauci, brividi freddi e sudore in eguale quantità, tanto da dovermi coprire con una maglietta a maniche lunghe, per sudare copiosamente sotto le ascelle. Tutti siedono nei loro posti, scrivanie dove fogli di carta e bottigliette di acqua fintominerale semivuote e penne che non scrivono sono protagoniste di un red carpet eccitante. La cartacce delle halls di A svolazzano insieme a piccole bolle di polvere, la luce calda delle alogene ricrea falsamente una naturalità da ufficetto. Il primo della classe si alza per andarsene a casa, con un paio d’ore d’anticipo rispetto agli altri. Per il resto è solo un rantolare di ventole.
Monetine da pochi centesimi, elastici per capelli, forcine fuxia. Disegnini. E Fazzoletti unti.
Mio dio quanto desideri andare in vacanza. Si arriva frettolosamente alla seconda metà del mese di luglio e non si fa altro che pregare di arrivare al nove di agosto, sapendo benissimo che 15 giorni di vacanza non serviranno a sedare il tuo bisogno di libertà. La tanto decantata creatività, ormai ammuffita sotto una coltre di stupidi progetti, esala l’ultimo respiro e sei convinta, fermamente convinta, che nemmeno un miracolo la resusciterà. Tantomeno una pratica mesmerica, tanto decadente quanto folcloristica, potrà risollevare le sorti della tua professione. Questo oggi lo senti molto vivo sotto la pelle. E ti gratti perniciosamente, Valentina.
Però qualcuno ti ha detto che è un sentire comune e su questo basi tutte le tue speranze per il futuro. Grattandoti in continuazione la psoriasi comparsa a macchia di leopardo sul tuo non abbronzato corpo desiderante mare, sabbia e sole.
La notizia del giorno è che C.Bale ha dato in escandescenze nella sua stanza d’albergo a Londra e ora è al gabbio per percosse alla propria madre e alla propria sorella.
Inoltre è nata anche Martina, la figlia del nostro capo P e di M. Il che mi rende molto felice ma invidiosa, poiché nessuna cellula del mio corpo sprizza voglia di maternità. E il conto in banca, comunque, mai mi permetterebbe di mettere al mondo un cucciolo. Meglio i gatti, a cui dare ottime scatolette di Almo, con cui si potrebbe tranquillamente fare una pasta al tonno, senza sentire la differenza.
Vaffanculo a tutti.
Ma con amore.

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