giugno 28, 2008 at 19:47 · Filed under le cazzate di flaccy
La girandola multicolore accenna leggeri movimenti oscillantori, riuscendo bene a prendere i furenti aliti d’aria che, troppo dolcemente, scorrono tra le sue pale. Intanto me ne sto accovacciata sulla sedia rossa ikea da 5.90 euro, umida, in attesa che un ghirigoro di vento caldo sconquassi i pori della mia pelle. Invano.
Arrivano canti a cappella e applausi, ciarle di uccelli canori, soliti rombi di motore di auto in fiamme e bambini urlanti. Il rettangolo di cielo che intravedo dalla finestra spalancata ha lo stesso colore dell’ammorbidente perlaceo alla magnolia, diluito nel comodo cassettino floreale della lavatrice.
Non una sola smania d’aria. Né la speranza di un temporale notturno o di un voltafaccia che trasformi questo fermo caldo torrido in un tenebroso maestrale.
Nel mentre la colonia di pappagallini sopravvive dignitosamente tra le acacie di via bufalini, e mi ritrovo a guardare pennellate di verde che si dileguano nel cielo frettolosalente, di primo mattino, mentre annaffio le mie piante, in terrazzo.
Inevitabilmente moriremo tutti.
Questo leggo nelle trame di smog e sudore che mi colano tra le gambe.
giugno 20, 2008 at 11:12 · Filed under le cazzate di flaccy
Sono le 22.27 e sono sola da pochi minuti.
La cosa buona è che sono usciti tutti e io mi posso godere le minuscole dolcezze del silenzio casalingo. Non che abbia niente contro la convivenza, è un po’ come condividere una gabbietta per uccellini, quando il tuo aspetto è quello di una agapornis personata ma ornitologicamente hai una tendenza schizzoide che ti rende a tratti più simile a un tyto alba. Quelle poche volte che posso declinare l’invito a socializzare nel mare magnum di un’umanità che trovo orticante, lo faccio con semplice e piacevole disincanto.
Sono in terrazzo, fuori solo automobili e vocii multirazziali. Il pomeriggio piovoso rende l’aria umida e frizzante, il mal di testa se n’è andato appena ho alzato il mio flaccido culo dal divano, dove ho passato diverse ore a vedermi LOST.
Il pranzo a base di pasta zucchine e gamberetti e zuccotto semifreddo è stato di mio gradimento, così come discutere per due ore con mio fretello su skype per decidere un itinerario altamente educativo ma allo stesso tempo non stressante che mi porti in quel di agosto tra Valencia e Granada, cercando almeno una volta un approdo marinaro in una qualsivoglia spiaggia mediterranea.
Per il resto ho abortito l’idea di dipingere fetini depressi, come ho invece fatto la scorsa settimana. Non tutti i feti sono adatti ad essere incubati in una tela di piccole proporzioni.
Ho finito di leggere Survivor e sono quindi pronta ad iniziare ua nuova incredibile avventura letteraria, ma non ho ancora scelto cosa mi appiccicherà tra il sonno e la veglia alla pagina sgualcita di un libro: potrei anche cambiare genere, se solo avessi voglia di arrampicarmi su una sedia strampalata, cercando di non cadere a terra goffamente, mentre raggiungo la mensola della narrativa.
Per il resto, come volevasi dimostrare, il uicchend è agli sgoccioli, tra poche ore mi desterò nuovamente depressa, conscia di dover raggiungere la mia pallida e informe scrivania per fare un lavoro noioso ma remunerativo, avendo in linea di massima sbrigato i miei doveri di abitatrice d’appartamento: fare la spesa, stendere una lavatrice, tergere il corpo, fare pulizia ordinaria di stanze caoticamente arredate e così via.