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Archive for marzo, 2008

Dialogo intergenerazionale con deviazioni patetiche.

Le domande che non ho mai tentato di porre a chi mi ha concepito distrattamente in un caldo pomeriggio d’agosto, segretamente trattenute negli anni, o mal postulate, insorgono dentro come muffa a pretendere un terreno vergine su cui attecchire. Mentre pulisco malamente la mia stanza, chiedendomi se è normale a 31 anni non essere in grado di tenere a bada la propria vita, di giorno in giorno. Mentre fumo una sigaretta e ne concedo una metà ad A. Mamma, babbo, quando ricordate i vostri vicinielontani 30 anni, ve li ricordate come anni pieni di speranze? Mentre combattevate le vostre battaglie, eravate forti come eroi, la vostra vita, i vostri buoni o pessimi propositi vi riempivano la testa e lo stomaco e il cuore? Quando ricordate il vostro lavoro, il vostro entusiasmo, avevate i vostri lontanievicini traguardi, riuscivate a sentirli stretti nel palmo delle vostre mani? Vi sentivate appagati, eravate felici? E se la risposta è si, perché io, figlia vostra, concepita in un tenero abbraccio da incauti ventenni, oggi, tra le mie mani, sento solo la polvere appiccicaticcia delle insignificanti cose che faccio? Perché, la sera, sono così stancamente disperata?  

prova

Senza titolo.

A chi, come me, stasera o domani dovrà pupparsi il viaggio a casa per la santa pasqua e dovrà ripartire immediatamente dopo un’inutile mezza pasquetta, va tutta la mia solidarietà. A causa di questi lunghi e barbosi viaggi della speranza, mi sta ribollendo nel cervello l’idea di comperarmi un’automobile. Ma io non voglio una macchina normale. Ne voglio una piccola, che vada a metano e a benzina, o che comunque non contempli nella sua concezione l’abuso di combustibili fossili altamente inquinanti, che mi faccia sentire una persona che pensa e non un automa che guida.
In verità vorrei potermi spostare a qualsiasi ora, poter uscire il venerdi sera e partire con un treno alle 22.00, arrivare a casa in 2 ore e mezzo e non in 4 nella migliore delle ipotesi. Vorrei potermi spostare a Roma, con la metro e con l’autobus, ed arrivare davanti all’ufficio, senza un mezzo di locomozione proprio.
Avrei bisogno di sentirmi parte in causa di una vita più civile. Ma niente da fare. Stiamo per cambiare ufficio, e andremo in un ameno luogo in cui i mezzi pubblici non arrivano, dall’altra parte della città rispetto alla casa in cui abito, in una città che ti rende la vita una gara di resistenza.

Buona pasqua e buoni propositi per tutti.

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