Polvere.
Osservando la polvere incrostata che, nel tempo, si è depositata sulla tastiera nera del mio scassone mi chiedo, perché non riesco mai a pulire tra un tasto e l’altro? Forse per svogliatezza? O per una mia personale attitudine a crogiolarmi nel sudicume che si è, in quel tempo di cui sopra, pure depositato altrove, ovunque?
Non ho potuto non notare che nella casa del grande fratello c’è uno sfigato della Milano da bere che somiglia incredibilmente a un mio ex compagno di liceo, bersaglio di innumerevoli ma amichevoli insulti. Potrebbe essere un suo clone perfetto, in età matura. Sempre che a 26 anni un qualsivoglia essere umano della civiltà suprema occidentale possa ritenersi tale.
Non passerò le prossime righe a dire che io non guardo “il grande fratello”, perché non ho nessuna voglia di passare del tempo davanti a un monitor che non sia quello del mio scassone, tanto ricoperto di polvere quanto vistosamente sfocato ai bordi e dall’attitudine a cambiare tonalità a suo piacimento. Non è vero. Ho di nuovo la tv davanti al letto e anche una serie inutile di canali del digitale terrestre con i quali lobotomizzarmi all’occorrenza.
Fatto sta che non riesco a trovare nulla per cui valga la pena accendere l’orrendo 14 pollici, se non in quei giorni durante i quali nemmeno la lettura di un libro mi solleva dal torpore.
Attentamente percepisco il rumore di una sigaretta truccata che sbatticchia sul tavolino, presagio che fra non molto mi sdraierò sul divano, metterò addosso la copertina multicolore dell’odiata Ikea, spegnerò le luci, e mi godrò tutta d’un fiato l’ultima puntata della seconda serie di OZ.
Falli giganti, muscoli tesi, maschi sudati, e storie di vite merdose, affrancate dalle norme di convivenza civile, shakerate tra loro nei lineari corridoi al neon di un carcere di massima sicurezza.
Baibai.


